CREATIVITA’ e SCHIZOFRENIA

Muriel Orrù

Questo sito partecipa allo SchizophreniaProject

 

Friedrich Hölderlin

Friedrich Hölderlin nacque il 20 marzo 1770 a Lauffen.  A soli due anni dalla sua nascita Hölderlin perde il padre; nel 1778 il “patrigno” Gok si ammala gravemente e muore l’anno successivo, dopo lunga agonia. Questa nuova perdita, imprimerà un segno indelebile nell’animo di Hölderlin.

 

Terminato il suo ciclo di studi nel 1786, Friedrich comincia a soffrire a causa dell’instabilità della propria condizione psichica. Al 1792 risale l’Hyperion, romanzo che narra di un eroe che combatte contro l’impero turco per la libertà della Grecia, e che assicurerà all’autore una certa fama. Nel 1794 Hölderlin inizia a lavorare come precettore e riprende i contatti con i suoi conoscenti in Svevia, che lo trovano in uno stato di preoccupante desolazione psichica.

 

Nonostante la stanchezza e i piccoli disturbi, Hölderlin continua il lavoro alle odi, che vengono inviate per la pubblicazione. Nel 1802 durante un viaggio attraverso la Francia arriverà a Stoccarda in condizioni psichiche disastrose. Non si conosce la causa di questo crollo. Nel 1802 Hölderlin appare a tutti come un uomo distrutto, ma mostra però ad una notevole capacità di ripresa. Tuttavia, il suo stato mentale instabile lo perseguita. Va incontro a ripetuti ed imprevedibili scatti d’ira, e a causa di un fatto giudiziario che lo vede implicato, viene richiesta una perizia psichiatrica, che ne accerta la “pazzia” e gli evita il carcere.

 

Nel 1806 viene condotto con la forza alla clinica psichiatrica del professore J.H. Ferdinand Autenrieth a Tubinga. In clinica gli vengono somministrati medicinali. Nell’estate del 1807 Hölderlin, a cui i medici hanno diagnosticato al massimo tre mesi di vita, viene dimesso dalla clinica come incurabile e affidato alla famiglia del falegname Ernst Zimmer, interessatosi a lui dopo aver letto il suo Hyperion.

 

Con il consenso della madre, Hölderlin va ad occupare una stanza al piano superiore della casa degli Zimmer, chiamata, per la sua forma, la torre. Nella torre Hölderlin trascorrerà gli ultimi trentasei anni della sua vita. Nei primi periodi si ripetono spesso attacchi d’ira, crisi parossistiche, allucinazioni uditive, poi, lentamente, la situazione va stabilizzandosi. Gli accessi di collera diminuiscono, anche se non cessano mai del tutto. Con i visitatori Hölderlin si mostra oltremodo cerimonioso. I suoi disturbi riguardano in particolar modo il linguaggio, sconnesso e incomprensibile. Il poeta si presenta poi con nomi diversi, spesso di origine italiana, come Salvator Rosa, Scarivari, o Buonarroti. Finisce comunque per prevalere il nome Scardanelli.

 

Anche nella torre Hölderlin non abbandona la letteratura, componendo moltissimi versi e lavorando intensamente. Per questa sua instancabile attività creativa, Hölderlin diverrà una figura mitica nell’ambiente di Tubinga, e riceverà spesso visite dagli studenti del luogo. Tra il 1821  e il 1822 cominciano le visite di Wilhelm Waiblinger, studente dello Stift, che rimane colpito dall’aspetto e dalla figura del “poeta folle” ormai diventato una leggenda, tracciando poi del poeta, nelle proprio memorie, un ritratto toccante.

 

Il decorso della malattia mentale di Hölderlin presenta improvvisi miglioramenti, seguiti da nuove ricadute.  Nel febbraio del 1828 muore la madre: la notizia lo turba intensamente. Nel 1838 ricompaiono violente crisi di collera e il poeta comincia a comporre le prime poesie firmate Scardanelli. Agli inizi del giugno 1843 il poeta si ammala di polmonite. Scrive in questi giorni la sua ultima poesia, La Veduta. Il 7 giugno Friedrich Hölderlin muore alle undici di sera.

 

Nel 1835 Hölderlin scrive una poesia su se stesso, dalla quale si evince che è consapevole del suo stato mentale:

 

Non tutti i giorni al meglio son per quello

che tornar brama alle ore liete in cui

era da amici amato dove gli uomini

sul giovane vegliavano benigni.”

 

Alcune poesie come già detto precedentemente, hanno la firma Scardanelli ma anche date alquanto improbabili; la seguente è del 1841, ma il poeta la data al 1778:

 

“Quando là cede il fior di primavera,

ecco l’estate aggirarsi per l’anno,

e come scorre il rio giù nella valle,

così il fulgor del monte è attorno effuso.

Campo che appar massimamente fulgido

È come il giorno che al tramonto inclina:

l’anno fugge e così fan l’ore estive

e di natura all’uom svanite immagini”

24 Maggio 1778    Scardanelli.

 

 

La sua ultima poesia, “La Veduta”, è del 1843, e dimostra un sentimento di raggiunta pace con un sé tormentato:

 

“Quando lontana all’uom l’usata vita

lontan va dove fulgida è vendemmia,

spoglio d’estate anche il campo rimane,

il bosco col suo scuro volto appare.

Se la natura specchia le stagioni,

se essa resta e quelle passan presto,

ciò è compiutezza; il cielo all’uom rifulge

come all’albero i fiori fan corona.”

24 maggio 1748     Con umiltà Scardanelli

   

Louis Wain

   

Creatività e schizofrenia

Introduzione

La creatività dei pazienti con diagnosi di schizofrenia

Friedrich Hölderlin

Louis Wain

Dino Campana

Franz Xaver Messerschmidt

Carlo Zinelli

Conclusioni

Suggerimenti bibliografici